L’esposizione di Mark Rothko a Firenze: un’epifania di colori.
Un’epifania del colore, della forma e dello spazio.
Inaugurata nelle sale di Palazzo Strozzi il 14 marzo 2026, è un successo internazionale.
Proprio come lo è stata la mostra che l’ha preceduta. Quella dedicata ad uno dei più grandi pittori del rinascimento: Beato Angelico.
Questo passaggio di testimone non è casuale.
Il legame profondo tra Rothko e Firenze
C’è un legame molto profondo, infatti, tra Rothko e Firenze.
Così come c’è un’intima sintonia tra Rothko e il Rinascimento spirituale di Beato Angelico.
Nato a Dvinsk nell’odierna Lettonia, Mark Rothko è un artista sui generis.
La sua formazione artistica, infatti, non può essere definita propriamente tradizionale.
Pur basandosi su fondamenti profondamente “classici”, il suo percorso è stato piuttosto da autodidatta.
Per questo altri fattori sono stati determinanti nella sua formazione.
Le tappe della formazione
Innanzitutto, un’immediata e profonda vocazione. .
Al mondo dell’arte, infatti, egli si è avvicinato quasi casualmente frequentando, su invito di un amico, un corso di disegno dal vero all’Art Students League.
Da quel momento Rothko ha tracciato la sua strada d’artista, percorrendola senza indugio fino alla fine.
In secondo luogo, il compimento di studi letterari, filosofici e psicologici che hanno segnato in lui il desiderio di indagare sul pensiero dell’uomo e sul dramma esistenziale.
Negli anni, questa sua vastissima conoscenza culturale si è stratificata nell’animo.
Nello stesso tempo si è manifestato il bisogno di esprimersi attr averso la pittura.
L’arte, infatti, era il mezzo ideale per farlo, senza usare le parole.
Ancora, fondamentale, è stata la sua assidua frequentazione di biblioteche e musei.
Questi luoghi del sapere gli hanno permesso di penetrare dentro la cultura artistica europea.
Una cultura così lontana da quella americana ma che lui, invece, sentiva molto vicina.
Il grande viaggio in Europa e la scoperta dell’Italia
Tuttavia, ammirare quei capolavori d’arte d’oltre oceano solo sui libri non lo soddisfava.
Rothko aveva bisogno di vivere quelle opere immerse nel loro spazio reale.
Questa grande occasione arriverà nel 1950 quando compirà il suo viaggio in Europa.
Sarà il primo dei tre che si susseguiranno nel corso del tempo.
Fu un’epifania per Rothko scoprire quei luoghi così come lo è stato per noi scoprirlo in questa mostra.
Durante il primo viaggio visitò Firenze, Roma e Venezia.
Nei viaggi successivi scoprirà Pompei, Ercolano e Paestum.
Tutti questi luoghi sconvolgeranno la sua visione ma, allo stesso tempo, gli daranno il conforto di un’immediata comprensione. In quell’Italia antica e rinascimentale, Rothko aveva trovato spazi a lui intimi e sacri.
La scoperta di Beato angelico nel Convento di San Marco
Spazi in cui altri artisti, prima di lui, avevano percepito che lo spirituale può esprimersi attraverso il colore. Au-dessus de tous: Fra Angelico au Couvent de San Marco.
Nel convento domenicano, l’artista si immedesimò totalmente nell’esperienza della pittura sacra propria ed esclusiva dell’Angelico.
Rothko passò molto tempo ad assorbire l’energia spirituale dei colori adottati dal pittore domenicano.
Per questo, in occasione della mostra a Palazzo Strozzi, il Convento ospita cinque opere dell’artista.
Queste cinque tele sono state collocate in cinque celle dell’ala degli anziani.
La scelta è stata diretta con sapiente regia dal figlio Christopher che si è occupato interamente anche dell’allestimento a Strozzi.
L’abbinamento tra l’opera di Rothko e l’affresco dell’Angelico, infatti, è stato profondamente meditato.
Da un lato, in virtù delle vibrazioni affini emanate dai colori usati da entrambi.
Dall’altro per l’armonioso accordo delle atmosfere evocate nelle composizioni.
Affresco e tela dialogano, così, tra loro con rispettoso e profondo silenzio.
Rothko, Michelangelo e la Biblioteca medicea Laurenziana
Beato Angelico, dunque, fu l’artista in cui Rothko riuscì a ritrovare la sua stessa percezione del colore.
Tuttavia, fu in Michelangelo che si riconobbe profondamente per quanto riguarda la percezione dello spazio.
Entrambi percepirono lo spazio come luogo in cui si concentrano le angosce emotive.
Non a caso la visita della Biblioteca Medicea Laurenziana sconvolse Rothko.
La Biblioteca Medicea è una creazione unica e totale di Michelangelo. Rispecchia a tal punto la filosofia dell’artista che è impossibile immaginarla diversamente.
Essa si compone di due ambienti: il Vestibolo e la Biblioteca.
La dialecttica tra il Vestibolo e la Sala di lettura
Vestibolo e sala di lettura si combinano tra loro in una dialettica stimolante.
Nel vano di lettura della biblioteca vera e propria i singoli elementi respirano in armonia, scandendo ritmicamente lo spazio.
Il leggio si fa, allo stesso tempo, seduta e scrigno contenitore dei preziosismi codici.
Allo stesso modo, le raffinatissime decorazioni delle vetrate si alternano alle rigorose linee della pietra serena.
A sua volta, poi, il soffitto ligneo sapientemente intagliato si riflette nei motivi decorativi della pavimentazione in terracotta bicroma.
Rothko, però, fu attratto, in particolar modo dal Vestibolo.
Il Vestibolo e le sinergie tra Rothko e Michelangelo
Questo spazio, infatti, gli apparve come la materializzazione sublime della visione filosofica del genio fiorentino.
Per Rothko, in questo ambiente Michelangelo riuscì a tradurre il suo credo spirituale in linguaggio architettonico.
Come ci riporta Giorgio Vasari, nella biografia di Michelangelo, “l’artista spezza i lacci e rompe le catene”.
Tra colonne incassate, esili trabeazioni e mensole sporgenti, egli ha scompaginato le norme vigenti dell’ideale classico codificate da tempo.
Proprio questi spiazzanti colpi di scena e innovativi cambi di prospettiva hanno attirato lo spazio mentale di Rothko.
Da cui la sua celebre frase per cui “non resta altro che sbattere la testa per l’eternità”.
Come nel Convento domenicano di San Marco così, alla stessa stregua, nel vestibolo della Biblioteca sono state inserite altre due tele di Rothko.
Tratte dalla serie dei Seagrams murals, le due opere abitano silenziose lo spazio ascensionale che toglie il respiro. Ne assorbono la cupa quiete che le ingloba.
Respirare all’unisono con Rothko e Michelangelo
La sintonia tra i due geni è tale che, entrando in questo luogo, si ha come l’impressione di interferire nel loro dialogo.
Un dialogo sussurrato fatto di respiri intensi e profondi.
Ci prendiamo però la licenza di scoprire questa epifania e di unirci, a loro, nel respiro eterno che ci lega tutti al di là di ogni tempo.
