Firenze e la mostra all’Instituto francese: “Inspirer-Respirer”
La mostra Inspirer-respirer. Artisti francesi in Toscana conferma il legame tra Firenze e la Francia.
Questo dialogo è sempre stato fecondo e speciale. D’altra parte, il primo Instituto Françese d’Italia è stato fondato proprio a Firenze.
Ciò si deve alla volontà di uno storico di Grenoble, Julien Luchaire.
Intellettuale e appassionato dell’Italia, ne ha inaugurato l’apertura il 27 aprile 1908.
Lo scopo dell’Institut français a Firenze
A partire dalla sua fondazione, l’Istituto non ha praticamente mai interrotto la sua attività.
Una attività incentrata sulla promozione della lingua e della cultura francese in Italia.
Da un secolo a questa parte vi si organizzano moltissime iniziative ed eventi culturali.
Tutte le arti vi trovano spazio: dal cinema alla danza, dai concerti alle visite culturali.
Mancava ancora solo questo: una mostra di opere d’arte figurativa.
La novità e l’obiettivo della mostra: “Inspirer, respirer”
Così, il console e direttore uscente dell’Istituto, Guillaume Rousson, ha ideato un progetto speciale.
In collaborazione con Adélie Desnot, che ne ha curato l’allestimento, è nata questa prima esposizione d’arte.
La prima di una serie prevista per i prossimi anni.
Al centro di questa iniziativa c’è una domanda fondamentale
Perché gli artisti francesi di oggi continuano a essere attratti dalla Toscana?
La risposta è legata al percorso di vita di questi artisti in terra toscana.
L’importanza dell’evento è ancora più grande se si considera che espongono qui, a Palazzo Lenzi.
Il legame tra la mostra e Palazzo Lenzi
Infatti, questo palazzo edificato a Firenze durante il Rinascimento è un piccolo territorio francese.
Quando si varcano le sue porte si entra in Francia, ma allo stesso tempo, attraverso le opere di questi artisti francesi, si fa ritorno in Toscana.
Si tratta quindi di un circuito di scambi tra la Francia e Firenze.
D’altronde è la missione stessa dell’Institut Français: un vero dialogo tra la Francia e l’Italia.
Inoltre, la mostra ha saputo giocare con lo spazio del palazzo stesso.
Al suo interno, infatti, non ci sono ambienti pensati originariamente per le esposizioni: le sale sono bianche, neutre, vuote.
Tuttavia, questo vincolo è diventato il punto di forza del percorso
Cercare di instaurare un dialogo tra gli spazi e le opere, ma anche interagire con le attività quotidiane dell’Istituto per offrire un ulteriore livello di lettura.
I protagonisti di questa mostra sono cinque artisti francesi.
Tre di loro si trovano a Firenze: Clet Abraham, Jeanne-Isabelle Cornière e Victor Veber.
Pierre Auzias e Pierre-Alix Nicolet vivono e lavorano invece a Carrara.
Viaggio al centro della materia e dell’anima: immersione nella mostra
Il filo conduttore che attraversa questa esposizione è il concetto di trasformazione
Dalla metamorfosi della materia alla lotta interiore. Dal tempo che svanisce al passaggio fragile dell’esistenza
Tutti gli artisti attingono da questa vicinanza con la materia un’ispirazione profonda.
Tutti la declinano con sensibilità e tecniche straordinariamente personali.
Scopriamo i loro universi attraverso il percorso di ciascun creatore.
Clet: l’ironia al servizio del ribaltamento di senso
Fin dall’ingresso della mostra, il tono è dato dalla tela di Abraham Clet e dal suo incisivo gioco di parole: «CONSOLATO». Si tratta di un’opera concepita dall’artista appositamente per l’evento.
Il lavoro di Clet prosegue più avanti con la tela intitolata «Évolution», che offre una doppia lettura a discrezione del visitatore: dalla caffettiera al Battistero o viceversa.
La singolarità di questo pezzo risiede nel suo supporto
Clet ha lavorato su tele di seta d’epoca sulle quali erano già stampate delle spartiti musicali.
Fedele al suo approccio, l’artista riutilizza l’esistente per infondergli un secondo e inaspettato livello di lettura.
I segnali stradali di Firenze ne sono, d’altronde, la testimonianza più celebre.
Jeanne-Isabelle Cornière : l’infanzia, il viaggio e la Vanitas
L’universo di Jeanne-Isabelle Cornière è intriso di dolcezza, evocazione e memoria.
L’artista inserisce le sue creazioni in un dialogo poetico con lo spazio circostante.
Essa fa interagire le sue opere con l’architettura e gli arredi del luogo: entrare in uno spazio diventa così un viaggio.
Attraverso il tema del viaggio e dell’infanzia, Jeanne collega il suo passato al suo presente
Invita lo spettatore all’evasione. É proprio questo l’intento della scultura «Le monde».
Con « Papillon » e « La jeune fille aux bulles » , invece, l’artista rievoca il classico concetto della Vanitas.
Ci ricorda, così, il tempo che passa, la fragilità della vita e la nostra condizione effimera.
Victor Veber : la resistenza e le tempeste interiori
In dialogo diretto con il lavoro di Jeanne-Isabelle Cornière si collocano le sculture di Victor Veber.
Queste affrontano a loro volta il tema della metamorfosi sotto l’aspetto della resistenza.
Nelle sue prime opere si percepisce una profonda lotta interiore e un attaccamento viscerale alla vita.
Il corpo umano è quasi sempre rappresentato in uno stato di degradazione.
Diventa così il simbolo delle prove e delle ferite dell’esistenza che l’essere umano riesce, nonostante tutto, a superare per continuare ad andare avanti.
Pierre Auzias : il gioco dei contrasti e l’inquietante estraneità
L’ingresso nella sala del teatro è stato pensato come un vero e proprio colpo di scena.
un uomo disteso in cima a un alto trabattello, con il corpo a metà nudo e la testa e il busto coperti da un lenzuolo.
Si tratta di «Attaque hystéro-épileptique », un’opera di forte impatto di Pierre Auzias.
Sebbene lavori la pietra a Carrara, Auzias riserva al marmo un trattamento del tutto singolare.
Tutto di fonde sulla tensione e il contrasto tra gli elementi.
Il marmo nobile si confronta così con elementi organici come la farina e gli scarti vegetali.
L’artista lascia poi reagire questi due materiali ottenendo una struttura alterata ma definitiva.
Pierre Alix-Nicolet : alchimia, miti e figure in divenire
Trasferitosi anch’egli a Carrara, Pierre Alix-Nicolet mette talvolta da parte il marmo per privilegiare il bronzo e il gesso, così da esplorare gli universi mitologici e l’alchimia.
Con i suoi bronzi intitolati «Nigredo» o «Nostalgie chimique», l’artista ci immerge nel mondo di questa pseudoscienza e nella ricerca della pietra filosofale.
Attraverso «Bozzetti», invece, Alix-Nicolet svela la prima tappa preparatoria della sua ricerca
e due sculture in gesso incarnano la dualità greca tra l’apollineo e il dionisiaco.
Tra la forza razionale controllata e l’energia istintiva e vitale.
Si possono percepire le stesse tensioni opposte che animano i Prigioni di Michelangelo.
A seguire: dalle sale espositive agli atelier
Se la mostra si conclude tra queste mura, il viaggio artistico prosegue.
La maggior parte di queste opere e dei loro creatori vi aspetta ora direttamente nei loro atelier a Carrara o a Firenze.
Un bell’invito a prolungare l’esperienza attraverso un incontro privilegiato, ricco di sensibilità umana e artistica.
