Firenze e il sistema economico prima dei Medici
Al centro di Firenze si erge una colonna antica. Essa è sormontata dalla statua che rappresenta la Dovizia.
la dea porta sotto il braccio la cornucopia e domina la piazza dalla fondazione della città.
Firenze non nacque per caso. Nel 59 avanti Cristo, Roma vi fondò una colonia di soldati veterani.
Il nuovo accampamento sorvegliava la vicina Fiesole etrusca.
Quei soldati deposero le armi e presero in mano l’aratro. Si trasformarono così da guerrieri in contadini.
Questa doppia anima forgiò per sempre il carattere fiorentino. Questo carattere permetterà a Firenze di diventare una potenza economica internazionale.
Una storia che intreccia astuzie e innovazioni sorprendenti.
I fiorentini, il quinto elemento del mondo
Queste caratteristiche del popolo fiorentino erano evidenti agli occhi dei potenti.
Il papa Bonifacio VIII se ne accorse quando proclamò il Giubileo del 1300.
Banchieri e mercanti fiorentini affluirono da ogni dove verso Roma.
Quella presenza straordinaria lo colpì profondamente. Definì i fiorentini il quinto elemento dell’universo.
Li ritenevano ormai indispensabili alla finanza di tutta Europa. Quella frase raccontava già la potenza fiorentina.
Uno svantaggio geografico diventa un’arma segreta
Eppure, a dire il vero, Firenze non era un luogo facile per commerciare.
L’Arno, il suo fiume, restava spesso poco navigabile e capriccioso. Paludi e montagne rallentavano ogni scambio commerciale.
Il territorio produceva poco grano per sfamare tutti. Eppure questi limiti spinsero i fiorentini all’ingegno.
Dovettero quindi inventare nuove strade verso la ricchezza.
1210: nascita delle potenti corporazioni delle Arti
Da dove comincia, allora, questo percorso di affermazione economica? Nel XIII secolo, Firenze cresceva rapidamente in popolazione.
I nobili feudali controllavano ancora terre e armi. Mercanti e artigiani decisero allora di organizzarsi insieme.
Crearono associazioni private per ottenere una maggiore autonomia nel commercio.
Queste associazioni divennero presto le Corporazioni delle Arti. Diressero da allora in poi l’economia e la politica cittadina.
Le corporazioni si dividevano allora in tre categorie precise.
Le Arti Maggiori riunivano banchieri, giudici e grandi mercanti. Calimala, l’Arte della Lana e del Cambio dominavano le altre.
Le Arti Mediane raccoglievano artigiani come muratori e fabbri. Le Arti Minori, infine, includevano fornai, tavernieri e piccoli bottegai.
Insieme formavano un sistema economico incredibilmente completo.
Regole molto severe per una qualità perfetta
Ogni corporazione imponeva statuti rigidi ai propri membri. Un tribunale interno risolveva subito le controversie commerciali.
I consoli controllavano la qualità senza pietà. Bruciavano pubblicamente ogni tessuto difettoso in piazza.
Gli apprendisti studiavano per anni prima di diventare maestri. Questa rigorosa disciplina costruì la fama internazionale di Firenze.
Le tasse comunali finanziano la macchina economica
Allo stesso tempo, ogni mercante pagava una tassa entrando in città. La tassa dipendeva dal peso della sua merce.
Anche i contratti e le doti pagavano un tributo. Queste entrate finanziavano opere pubbliche e sicurezza cittadina.
Il sistema fiscale sosteneva l’intera macchina economica fiorentina. Firenze imparò così presto a tassare con intelligenza.
La lana che arricchì tutta la città
L’Arte della Lana divenne il vero motore economico. A partire dalla metà del XIII secolo, Firenze contava centinaia di botteghe tessili attive.
Un terzo della popolazione lavorava in quel settore. I mercanti importavano lana grezza da Inghilterra e Fiandre.
La rivendevano poi trasformata in tutta Europa. Così la città trasformò un limite in fortuna.
Orsanmichele, la casa del popolo economico
Le corporazioni non pensavano soltanto agli affari.
Finanziavano la costruzione e la manutenzione delle chiese. La cattedrale, Santa Maria Novella o Santa Croce, per esempio.
Monumenti e grandi opere pubbliche. Basti pensare all’Ospedale degli Innocenti.
Si occupavano della gestione di tutti questi edifici pubblici, religiosi o civili.
Inoltre, l’amministrazione comunale le dotò di un “santuario simbolico”. Si tratta di Orsanmichele.
Quell’antico granaio, dalla storia straordinaria, diventerà la sede delle corporazioni.
Ogni corporazione scelse un santo protettore personale. Commissionarono statue a Donatello, Ghiberti e Verrocchio.
Quel luogo racconta ancora oggi tutto il loro potere.
Nasce il mito dell’artista fiorentino
Fu così che, a Firenze, l’arte smise presto di essere un semplice artigianato.
Secondo un’ordinanza comunale, Arnolfo di Cambio e Giotto furono esentati dalle tasse.
Quest’ultimo, inoltre, divenne capomastro del Duomo nel 1334. Il Comune lo pagava cento fiorini d’oro all’anno.
Dante e Boccaccio celebrarono apertamente il loro genio. Fu così che Firenze creò il primo vero culto dell’artista moderno.
1252: il fiorino cambia per sempre la storia
Come è stato possibile tutto questo? Grazie a una strategia di marketing economico elaborata a Firenze.
I mercanti fiorentini volevano imporsi su quel mercato. Per questo, avevano bisogno di una moneta solida.
Infatti, nel XIII secolo, l’Europa usava ancora monete d’argento deboli e svalutate.
Firenze colse allora un’opportunità storica unica. Coniò il fiorino la prima moneta d’oro occidentale.
Nessun volto di re appariva su quella moneta. Del resto Firenze era una città repubblicana non sottoposta all’autorità imperiale.
Fiera, portava i simboli della città.
Un lato era decorato dal fiore d’Iris. L’altro dall’immagine del santo patrono Giovanni-Battista.
La fiducia come vera strategia vincente
Firenze puntò dunque tutto sulla credibilità della propria moneta. Il fiorino restò invariato per oltre due secoli.
Ogni moneta di 24 carati, pesava esattamente 3,53g. Magistrati diversi controllavano così la Zecca ogni sei mesi.
La legge condannava i falsari al rogo. Questa serietà rese il fiorino la moneta più affidabile.
Bardi e Peruzzi, i giganti della finanza
Le famiglie fiorentine fondarono enormi compagnie commerciali. Bardi e Peruzzi divennero le prime super-banche d’Europa.
Aprirono filiali da Londra fino a Gerusalemme. Prestavano somme colossali a re e papi. Il loro potere superava ormai quello di molti sovrani.
Il crollo improvviso di un impero economico
Paradossalmente, furono proprio queste relazioni economiche internazionali a causare uno dei crolli finanziari più celebri della storia.
Nel 1345 il re d’Inghilterra dichiarò un’improvvisa bancarotta. Bardi e Peruzzi persero fortune immense e crollarono.
Migliaia di fiorentini persero risparmi e lavoro. Tre anni dopo arrivò anche la terribile peste.
Firenze sembrò crollare sotto due disastri consecutivi. Eppure la città trovò ancora la forza di rialzarsi.
Le basi solide della grandezza dei Medici
Firenze aveva già inventato corporazioni, banche e monete forti. Aveva già trasformato gli artisti in vere celebrità.
Quelle crisi non riuscirono a distruggere lo spirito fiorentino. Sulle ceneri del passato, nuove famiglie rilanciarono il commercio.
Su tutte, i Medici. Fu ragionando sugli errori altrui che costruirono un impero colossale.
Ma questa è un’altra storia, da vivere direttamente sul posto.
