La Mostra “Firenze ‘50 ‘60 ‘70 Immagini dall’Archivio Foto Locchi” a Villa Bardini a Firenze.
La mostra Firenze ‘50 ‘60 ‘70 Immagini dall’Archivio Foto Locchi a Villa Bardini a Firenze è un omaggio alla città, ai fiorentini e al prezioso fondo dell’Archivio Foto Locchi.
Qualche giorno fa, ho avuto l’onore di essere accompagnata in visita alla mostra Firenze ‘50 ‘60 ‘70 Immagini dall’Archivio Foto Locchi da Erika Ghilardi in persona.
Erika Ghilardi e l’Archivio Foto Locchi
Erika è l’anima, il cuore pulsante e la testa dell’Archivio Foto Locchi..
É la nipote di Silvano Corcos, l’ideatore dell’Archivio negli anni 1930.
Oggi ne è la direttrice, dopo quattro generazioni della famiglia che, da cent’anni, ne è la custode.
L’Archivio Foto Locchi è frutto di oltre 100 anni di lavoro di una “bottega” fotografica, come a Erika piace definirla.
L’uso del termine “bottega”, invece di atelier fotografico, è una scelta consapevole.
In effetti è associato, con grande fierezza, al Rinascimento.
In questo periodo la bottega era il luogo e l’espressione stessa dello spirito creativo dei maestri-artiigiani.
La collaborazione tra l’Archivio Foto Locchi e Villa Bardini
Consapevole dell’enorme valore del patrimonio fotografico custodito nell’archivio, la Fondazione CR Firenze ha ideato e promosso questa mostra speciale.
Con altrettanta consapevolezza, la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron ETS ha accolto la proposta.
Dal 6 maggio, Villa Bardini ospita le 150 fotografie scelte tra gli oltre 5 milioni di scatti custoditi nell’Archivio.
Le foto, che raccontano Firenze nei tre decenni successivi al secondo dopoguerra, dialogano con la città stessa.
Essa infatti è ammirabile sia dalle finestre che dalla terrazza dominante sulla collina, a due passi dal Forte Mediceo del Belvedere.
Alle origini della storia: Tullio Locchi
La narrazione di Erika inizia con il racconto delle origini dello studio Foto Locchi. Tutto ebbe inizio nel 1924
il protagonista della storia si chiama Tullio Locchi.
Fotografo di mestiere, esercitava la professione fin dall’inizio del secolo. Durante la prima guerra mondiale faceva il reporter di guerra, come ve ne erano tanti.
Tuttavia Tullio possedeva una qualità che lo contraddistingueva dagli altri. Aveva una singolare maestria nella ritrattista.
Di questo talento, infatti, si accorse la Casa Reale Italiana che lo assunse come ritrattista.
Le capacità fotografiche di Tullio Locchi
Le sue fotografie erano di altissima qualità tecnica ma anche estremamente innovative.
Amava descrivere la vita e catturare le emozioni degli eventi storici.
Praticamente, ovunque a Firenze avvenisse qualcosa, egli era pronto a immortalare l’evento.
Fu così che, all’apice della sua carriera, si levò la più grande soddisfazione.
La fondazione dello “Studio Locchi”
Nel 1924, egli fondò la sua bottega: “Studio d’arte e tecnica fotografica foto Locchi”.
Purtroppo, però, per pochissimo tempo si godette questa soddisfazione. Nel 1926, infatti, morì tragicamente. Tullio aveva 39 anni.
La vedova, Ida Tommasi, prese allora una decisione cruciale. Rifondò una nuova società con i collaboratori del marito.
La famiglia Moscato-Corcos e l’attività imprenditoriale
Ed ecco che la storia di Tullio Locchi si intreccia con quella di Erika.
I collaboratori di Tullio, infatti, appartenevano alla famiglia Moscato-Corcos. Lo zio e la zia di Silvano Corcos, il nonno di Erika.
Silvano era un bravo fotografo ma Erika sottolinea che è stato qualcosa di più.
Silvano dimostrò una grande capacità imprenditoriale.
Grazie a lui, Foto Locchi divenne uno studio riconosciuto a livello internazionale.
Egli, infatti, riuscì a intrecciare una serie di relazioni e collegamenti con le più importanti realtà locali.
Oltre alla nobiltà fiorentina, per esempio, avviò la collaborazione con il Maggio Musicale Fiorentino, o la Nuova Pignone. Seguì le manifestazioni delle stelle nascenti del made in Italy dell’alta moda con Ferragamo, Gucci, Pucci. Locchi insomma fotografava tutte le eccellenze del territorio. Ma anche tutti i fiorentini che venivano a scandire i momenti importanti facendosi una foto.
Seguì le manifestazioni delle stelle nascenti del “Made in Italy” dell’alta moda con Ferragamo, Gucci, Pucci.
Locchi insomma fotografava tutte le eccellenze del territorio. Ma anche tutti i fiorentini che venivano a scandire i momenti importanti facendosi una foto.
Silvano Locchi e la fondazione dell’Archivio Foto Locchi
Con il passare del tempo l’azienda crebbe e, già negli anni ‘30, contava fino ad una trentina di collaboratori.
Una vera e propria squadra sguinzagliata per Firenze!
Tanto che, ogni giorno, si accumulavano una massa di negativi rullini.
Fu così che Silvano capì che era necessario organizzare questo patrimonio.
Il suo acume e la sua lungimiranza lo portano, quindi, a pensare di creare un archivio.
Egli concepisce un database, in cui ogni singolo scatto veniva nominato con un codice alfanumerico.
Oggi può sembrare banale ma per quel momento fu un’idea vincente per diversi motivi.
Innanzitutto perché è univoco, cioè non esistono due scatti associati allo stesso codice. In secondo luogo, il codice alfanumerico è perfettamente compatibile con i moderni database.
Lo studio Foto Locchi e il concetto di “bottega rinascimentale”
Erika ritorna, poi, sull’importanza del concetto dello studio Locchi inteso come bottega in senso rinascimentale.
Locchi, infatti, è stato un luogo di vera formazione, oltre che di produzione.
Nella perfetta tradizione fiorentina, i giovani apprendisti entravano in calzoni corti e rubavano il mestiere con gli occhi.
Il modo più diretto per imparare era innanzitutto osservare. Seguendo l’esempio dei maestri si captavano i segreti e i meccanismi.
La tecnica non la si insegnava con le parole o sui libri di testo, come oggi.
I fondamenti venivano insegnati sul campo, con l’esempio.
Allo stesso tempo però l’apprendista veniva spronato a tirare fuori le proprie capacità, la propria sensibilità, a sviluppare le proprie doti estetiche e artistiche. Con questo metodo, la bottega Foto Locchi ha formato tantissimi fotografi. Ad un calcolo approssimativo ne risultano più di 100.
Con questo metodo, la bottega Foto Locchi ha formato tantissimi fotografi. Ad un calcolo approssimativo ne risultano più di 100.
Tributi, ricordi e ringraziamenti
Erika ha cercato di ricordarli il più possibile, attraverso i nomi riportati nelle agende fino al 1951.
Erika ci tiene inoltre a ringraziare Fondazione CR Firenze che ha creduto in questo progetto.
L’istituzione ha permesso finalmente di valorizzare un archivio storico anche per far capire a Firenze e ai fiorentini quanto sia importante riappropriarsi della nostra memoria. Allo stesso modo un sentito e accorato ringraziamento va a Giovanna Mazzani, curatrice della mostra. La storica dell’arte, infatti, ha colto l’anima profonda di questo archivio, valorizzando l’originalità e la bellezza delle sue foto. Lo stile che le caratterizza, infatti, è, da un lato, fotogiornalistico, per la rapidità e la precisione nello scatto. Allo stesso tempo, però, possiedono un lirismo, una poesia che Erika definisce “umanesimo fotografico”.
Allo stesso modo un sentito e accorato ringraziamento va a Giovanna Uzzani, curatrice della mostra.
La storica dell’arte, infatti, ha colto l’anima profonda di questo archivio, valorizzando l’originalità e la bellezza delle sue foto.
Le foto, in effetti, mostrano, da un lato, fotogiornalistico, per la rapidità e la precisione nello scatto.
Allo stesso tempo, però, possiedono un lirismo, una poesia che Erika definisce “umanesimo fotografico”.
L’umanesimo fotografico dello Studio Locchi
Nelle foto Locchi, infatti, quello che emerge da sempre è il valore dell’elemento umano.
Il luogo diventa la scena degli individui, della comunità, della folla nelle loro azioni. Così, anche quando il soggetto pirncipale è un luogo, l’élemento umano è sempre evocato.
Questo è il senso dell’umanesimo fotografico di cui parla Erika.
Un umanesimo che celebra la bellezza degli spazi fiorentini e al contempo il valore della presenza dei suoi cittadini.
Quei cittadini che hanno vissuto e vivono la loro città da protagonisti e non semplici spettatori.
